maggio 2018 - FMSLEX

Archivio mensilemaggio 2018

A quale risarcimento hai diritto in caso di cancellazione del volo?

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– € 250,00 per tutte le tratte aeree inferiori o pari a 1500 km (più di 3 ore);

– € 400,00 per tutte le tratte aeree superiori a 1500 km e per tutte le altre tratte fra i 1500 e 3500 km (più di 3 ore);

– € 600,00 per tutte le altre tratte (più di 4 ore);

– assistenza in aeroporto (somministrazione di pasti e bevande a seconda della durata dell’attesa);

– sistemazione in albergo nel caso in cui siano necessari uno o più pernottamenti;

– trasferimento dall’aeroporto al luogo di sistemazione e ritorno;

– 2 chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax oppure e-mail.

Non si ha diritto al risarcimento per volo cancellato:

  1. nel caso in cui sia stata data informazione della cancellazione almeno 14 giorni prima della partenza.
  2. nel caso in cui il volo alternativo sia in un orario prossimo a quello inizialmente previsto o la compagnia aerea possa dimostrare che la cancellazione è dovuta a circostanze eccezionali che consistono in eventi che esulano dal controllo delle Compagnie aeree, come le estreme condizioni atmosferiche, gli scioperi e i disordini politici.

Mentre non sono circostanze eccezionali i problemi tecnici dell’aeromobile, i problemi con l’aeroporto oppure l’influenza con altri voli.

Rimborso per la cancellazione di un volo

Il Regolamento (CE) n. 261 del 11 febbraio 2004 istituisce, come è noto, regole comuni fra gli Stati membri dell’Unione Europea in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato dello stesso.

Fra le disposizioni più rilevanti a suo tempo introdotte da tale fonte normativa, emerge il diritto alla compensazione pecuniaria, disciplinato dall’art. 7, in base al quale i passeggeri hanno diritto a percepire un’indennità (in misura diversa a seconda della lunghezza della tratta aerea) in caso subiscano il negato imbarco o la cancellazione del volo per cui hanno una prenotazione; nel 2009, con la sentenza della Sezione Quarta datata 19 novembre 2009 (procedimenti riuniti nn. C-402/07 e C-432/07), la Corte di Giustizia ha precisato che tale diritto spetta anche ai passeggeri di voli che subiscono un ritardo pari o superiore a tre ore rispetto all’orario di arrivo originariamente previsto dal vettore aereo.

Il terzo comma dell’art. 5 del Regolamento, però, specifica che viene meno l’obbligo di pagare la compensazione pecuniaria de qua, se il vettore riesce a dimostrare che il disservizio lamentato dal passeggero è dovuto a circostanze eccezionali, che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso.

Si tratta di un punto estremamente controverso ed importante nell’ambito della disciplina de qua.

Difatti, vertendosi in tema di corresponsione indennitaria, il passeggero è esonerato dal dimostrare qualsivoglia concreto pregiudizio, onde l’oggetto dell’accertamento verte essenzialmente sul diritto alla compensazione.

Sullo specifico punto, il terzo comma dell’art. 5 del Regolamento, sopra richiamato, statuisce un’inversione dell’onere della prova rispetto alle regole ordinarie, ponendo a carico della Compagnia aerea l’obbligo dimostrativo del ricorrere di circostanze eccezionali, esimenti dall’obbligo di corrispondere la compensazione pecuniaria.

In recenti controversie instaurate dai nostri legali in favore dei passeggeri in ambito del settore aereo sono state ottenute delle sentenze favorevoli, le quali hanno stabilito oltre il diritto al riconoscimento della Compensazione pecuniaria anche il risarcimento dei danni morali e/o esistenziali determinati dalla cancellazione o dal ritardo di un volo. Infatti il Giudice di Pace di Fiumicino con sentenza 701/13 riconosceva anche i danni non patrimoniali in merito al ritardo stabilendo che: sotto il profilo del danno esistenziale è innegabile che un ritardo nell’arrivo possa provocare uno stato di insoddisfazione e di preoccupazione e, quindi in definitiva di ansia, nel soggetto che si accinga ad intraprendere un viaggio aereo. Inoltre il Giudice di Pace di Roma con sentenza n. 2792/14, riconosceva la compensazione pecuniaria oltre i danni non patrimoniali per i disagi subiti, nonché con sent.n11339/14 il danno non patrimoniale riconosciuto per la turbativa e il disagio causato dalla permanenza forzata presso l’aeroporto. Ed ancora nella sentenza 324/16 del 8 gennaio 2016 il Gdp di Roma riconosceva il risarcimento del danno esistenziale derivante dalla cancellazione del volo, condannando la Compagnia aerea, confermata anche dal medesimo Organo Giudiziario nella sentenza 518059/2015.

Se avete avuto problemi legati a ritardi di voli superiori alle tre ore, a cancellazioni e/o overbooking non esitate a contattarci: vi illustreremo le possibili azioni per ottenere il risarcimento del danno patito.

https://www.corriere.it/cronache/18_maggio_29/aero-non-c-odissea-24-ore-corriera-bergamo-catania-2d015418-6318-11e8-9464-44779318d83c.shtml

Notifica oltre i 90 giorni dall’infrazione: multa illegittima!

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La multa notificata oltre il termine è illegittima. La regola generale prevede che l’infrazione deve essere contestata immediatamente da parte degli agenti che l’hanno accertata (art. 201, comma 1 – bis, del Codice della Strada).

Tuttavia lo stesso della Codice della Strada consente agli agenti accertatori di contestarti la violazione in un momento successivo nei seguenti casi:

Impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità;

■ Attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa;

Sorpasso vietato;

■ Accertamento della violazione in assenza del conducente del veicolo incriminato;

■ Accertamento della violazione mediante autovelox;

■ Accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni;

■ Rilevazione degli accessi di veicoli non autorizzati ai  centri storici, alle zone a traffico limitato, alle aree pedonali,  o  della circolazione sulle corsie  e  sulle  strade  riservate  attraverso  i dispositivi previsti dall’articolo 17, comma 133-bis, della legge  15 maggio 1997, n. 127;

■ Accertamento delle violazioni di  cui  agli  articoli  141, 143, commi 11 e 12, 146, 170, 171, 213 e 214, per mezzo  di  appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento.

In questi casi la notifica della violazione deve avvenire nel termine di 90 giorni dall’accertamento.

Come detto in questi casi la multa è illegittima e quindi è possibile proporre ricorso al Prefetto.

Il ministero dell’Interno con la nota numero di protocollo 0016968 del 7 novembre 2014 ha fornito una interpretazione restrittiva della norma che stiamo analizzando, precisando che:

[…] le ragioni che possono legittimare gli enti cui appartengono gli organi accertatori a superare tali limiti non possono che dipendere da fattori esterni e non da prassi organizzative interne.

La nota prosegue poi con l’ analisi dell’ art. 201 C.d.S. sottolineando che:

La disposizione, […], costituisce un’ ulteriore conferma dell’ assunto che, in linea di principio e salva la necessità di acquisire informazioni indispensabili da altri organismi, il dies a quo per la decorrenza dei termini non può che essere individuato in quello della commessa violazione.

Secondo la Corte di Cassazione il termine di notifica della multa è rispettato se l’organo accertatore ha affidato entro i 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione il plico al servizio postale.

Attenzione: questo termine non si applica se la multa è stata commessa con un auto a noleggio

Per la notifica della multa con auto a noleggio non si applica la regola generale che abbiamo appena illustrato, ma una diversa procedura che comporta un allungamento dei normali termini previsti per la notificazione.

In questi casi la regola prevede che:

Entro 90 giorni il verbale sia notificato al proprietario, cioè l’azienda di noleggio, la quale ha 60 giorni di tempo per comunicare all’autorità i dati del conducente (la società è obbligata ad effettuare questa comunicazione).

Dalla ricezione di questa comunicazione l’accertatore ha 90 giorni di tempo per rinnovare la notifica al noleggiatore.

Quindi il termine entro il quale la notifica deve essere effettuata non è il termine ordinario di 90 giorni che abbiamo illustrato precedentemente.

In ogni caso, siamo a vostra disposizione qualora aveste bisogno di chiarimenti ulteriori.

 

http://www.altalex.com/documents/news/2017/07/31/multe-oltre-i-90-giorni-illegittima-la-prassi-del-comune-di-milano

TFR ED EX CONIUGE

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L’art. 12 bis legge 898/70 (divorzio) prevede il diritto per il coniuge, nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, di ottenere una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge. Possibilità oggi estesa anche alla parte dell’unione civile sciolta.

I presupposti: il diritto spetta se al momento della percezione del TFR sia intervenuta sentenza di divorzio o almeno sia stata presentata la relativa domanda avanti le competenti autorità. La giurisprudenza ha chiarito che la locuzione Indennità di fine rapporto comprende tutti i trattamenti di fine rapporto derivanti sia da lavoro subordinato che parasubordinato comunque denominati che siano configurabili come retribuzione differita.

L’avente diritto deve essere titolare di assegno divorzile e non deve essere passato a nuove nozze.

La percentuale spettante è stabilita ex lege nella misura del 40% dell’indennità percepita dal lavoratore per gli anni che hanno coinciso col matrimonio al netto delle ritenute. Nessuna discrezionalità né valutazione di ulteriori elementi patrimoniali o personali può essere operata dal Giudice.

La corresponsione non è automatica necessitando di specifica domanda da presentare avanti il Tribunale competente con il patrocinio di un avvocato.

 

https://www.corriere.it/economia/17_dicembre_02/tfr-all-ex-moglie-va-quota-anche-10-anni-il-divorzio-808b4508-d781-11e7-b38f-bb89c6f43bbd.shtml?refresh_ce-cp

Quali nomi non si possono dare a un neonato?

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Recentemente si è letto sui giornali della vicenda di una coppia di genitori milanesi richiamati dal PM a distanza di oltre un anno dalla nascita della loro piccola, chiamata Blu, per modificarne il relativo nome ai sensi dell’art. 35 del Dpr 396/2000.

https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/milano-chiamano-la-figlia-blu-genitori-convocati-dal-pm

Sul punto occorre precisare che la citata legge stabilisce precisi divieti ai nomi che possono essere dati ai bambini nati nel nostro paese. Ecco tutti i limiti alla fantasia dei genitori imposti dalle nostre leggi.

Ecco gli otto tipi di nomi che in Italia sono vietati per legge:
1) Nomi del papà, della mamma o dei fratelli: per evitare confusioni tra le varie identità, in Italia un bambino non può avere lo stesso nome del padre, della madre, dei fratelli o delle sorelle viventi. Vietata, per esempio, una dicitura che è molto comune anche negli Stati Uniti o in Brasile: quella di avere lo stesso nome del papà con la dicitura ‘Junior’.
2) Cognome al posto del nome: anche qui, viene posto un limite per evitare equivoci di identità.
3) Nomi ridicoli: sono assolutamente vietati i nomi che rimandano a soprannomi o a ingiurie, handicap o disgrazie. La novità, rispetto agli anni passati, è che l’anagrafe può respingere l’abbinamento di nome e cognome che se combinati possono suscitare ilarità.
4) Nomi di personaggi storici: severamente vietate le combinazioni come ‘Adolf Hitler’, ‘Benito Mussolini’, ‘Josif Vissarionovich Stalin’ e ‘Osama Bin Laden’. Il motivo è che anche questi nomi potrebbero creare vergogna e derisione nel piccolo.
5) Nomi della letteratura: per lo stesso motivo dei personaggi storici, non è possibile chiamare i proprio figli ‘Conte Dracula’, ‘Madame Bovary’, ‘Moby Dick’ o ‘Grande Gatsby’. Questa interpretazione potrebbe essere estesa anche ai personaggi del cinema e non solo: potete anche chiamare i vostri figli ‘Erin Brockovich’, ‘Hannibal Lecter’, ‘Joey Tribbiani’, ‘Laura Palmer’, ‘Stanis Larochelle’ o ‘Walter White’, difficilmente l’anagrafe accetterà queste soluzioni.
6) Nomi di fantasia: ci sono dei limiti anche a questo, per evitare ad esempio che i bambini possano chiamarsi ‘Doraemon’, ‘Bender’, o ‘Pollon’.
7) Nomi non corrispondenti al sesso del bambino: ovviamente, è vietato dare un nome femminile ad un maschietto e viceversa. Fanno eccezione alcuni nomi ambivalenti: Andrea, che in altre lingue è utilizzato generalmente come nome di sesso femminile, è quello più comune in italiano.
8) Più di tre nomi: molti genitori, accanto al primo nome, vorrebbero omaggiare il ricordo dei loro parenti (solitamente i nonni o i bisnonni). Non va dimenticato però che è possibile dare al bambino un massimo di tre nomi: gli altri non avranno alcun valore legale.

Dal 20 maggio le nuove regole per la REVISIONE DELL’AUTO

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Arrivano dal prossimo 20 maggio le novità riguardo alla revisione auto. L’obiettivo è la regolarità dei controlli per assicurarsi che i mezzi in circolazione siano in buono stato di salute.

La prima novità di rilievo è l’introduzione del certificato di revisione, voluto dall’Unione Europea, rilasciato dai centri e dalle officine autorizzati a seguito del controllo tecnico del veicolo. Il documento è un attestato in forma cartacea, messo a disposizione dell’intestatario dell’auto contenente importanti dati: numero e la targa del telaio, luogo e data del controllo, lettura del contachilometri, categoria del veicolo, carenze individuate e il livello di gravità ed infine il risultato del controllo tecnico, il nome dell’organismo che lo ha effettuato e la data prevista per il successivo controllo. I controlli saranno dunque armonizzati a livello europeo.

Il nuovo documento è obbligatorio dopo l’entrata in vigore del dm 214/2017, introdotto a seguito del recepimento della Direttiva europea 2014/45, che prevede che «Ciascuno Stato membro provvede affinché i veicoli immatricolati nel suo territorio siano sottoposti a un controllo periodico da parte di centri autorizzati».

Il documento sarà rilasciato dalle autorità competenti che hanno effettuato un controllo tecnico e conterrà una valutazione del veicolo. I dati saranno di seguito trasmessi al ministero Infrastrutture e Trasporti. Il certificato di revisione resta valido in caso di trasferimento di proprietà del veicolo relativamente al quale è stato rilasciato un valido attestato di controllo tecnico periodico. Nel documento sarà scritto anche il numero dei chilometri della storia dei veicolo, questo con l’obiettivo di contrastare eventuali manomissioni. Nel corso della revisione verrà effettuato il controllo e la lettura del contachilometri, se di normale dotazione.

Saranno gli “ispettori ministeriali” o, nel caso di centri di controllo privati, “ispettori autorizzati che soddisfano i requisiti minimi di competenza e formazione” ad occuparsi delle operazioni di revisione. Sono regole più severe, a tal proposito, quelle fissate nella direttiva per il personale che dovrà “possedere un livello elevato di capacità e di competenze“, acquisito tramite “una formazione iniziale e corsi periodici di aggiornamento o un esame appropriato”. Ancora il ministero effettuerà verifiche sull’omologazione delle apparecchiature usate e sulla preparazione del personale e potrà revocare la licenza a chi non rispetterà gli standard. Infine ci sarà un organismo di supervisione a vigilare sui centri di controllo.

Restano invece immutati gli intervalli per la revisione come stabiliti dall’articolo 80 del Codice della strada: il primo controllo andrà fatto dopo 4 anni dalla prima immatricolazione e, di seguito, ogni 24 mesi.

Chi circola con una vettura non revisionata può andare incontro ad una multa che va da 168 a 674 euro. Cifre destinate a raddoppiare in caso di recidiva.

 

Condominio e gestione delle colonie feline

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Per colonia felina si intende un gruppo di gatti che si sono spontaneamente stanziati in un determinato luogo.

In Italia vi sono diverse disposizioni normative sulla tutela dei gatti che vivono in libertà: in primis la legge nazionale n. 28191 (legge prevenzione randagismo e tutela degli animali d’affezione), che prevede “Il divieto, per chiunque, di maltrattare i gatti che vivono in libertà, che questi siano sterilizzati dall’autorità sanitaria competente e riammessi nel loro gruppo. I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le autorità sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza”.

Sulla base di questa legge quadro, quindi, viene riconosciuta la tutela dei gatti liberi nonché la relativa sterilizzazione, affinché si possa tenere sotto controllo il fenomeno del randagismo, molto diffuso in tutta le penisola. La legge nazionale viene a sua volta applicata da ogni singola Regione mediante proprie disposizioni che disciplinano il fenomeno del randagismo e la relativa gestione delle colonie. Anche molti Regolamenti Comunali per il benessere degli animali disciplinano espressamente regole per la tutela della colonia felina prevedendo sanzioni pecuniarie in caso di violazione: la città di Roma, per esempio, prevede “il riconoscimento dell’attività benemerita dei cittadini che come gattari/e si adoperano per la cura e il sostentamento dei gatti liberi e promuove periodici corsi di informazione in collaborazione con il servizio veterinario USL competente per territorio e le associazioni di volontariato animalista.”

Per registrare una colonia e provvedere alla sterilizzazione, oltre alle cure necessarie dei gatti, ci si può rivolgere, con specifica domanda, al Sindaco e al dipartimento veterinario pubblico.

Sorge spontaneo chiedersi come si è pronunciata la recente giurisprudenza in caso di contrasti tra condomini contrari ad avere vicino molti gatti e veri e propri “gattari/e”.

Sul punto un giudice milanese ha riconosciuto il diritto di stabilimento di una colonia felina anche all’interno di un condominio ritenendo che i gatti sono animali sociali che si muovono liberamente su un determinato territorio e, pur vivendo in libertà, sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo pubblico o privato. La sentenza conferma, pertanto, che non vi è distinzione di zona, sia essa pubblica o privata, per lo stanziamento di una colonia, sempre garantendo anche gli interessi degli abitanti.

Su quest’ultimo punto si è espressa nel 2013 la Corte di Appello di Roma, sezione civile, per una questione sorta all’interno di un edificio della capitale, dovuta al posizionamento, all’interno di garage, di alcune ciotole per somministrare cibo ai randagi, ritenendo che attirare gatti randagi con ciotole di cibo può costituire molestia se i gatti, vagando per il condominio, si introducono negli appartamenti e relative pertinenze degli altri condomini limitandone il possesso.

I giudici hanno riconosciuto l’attività lecita ed etica nel dare da mangiare ai randagi, ma, contestualmente, anche il dovere di non violare il possesso altrui, prevedendo soluzioni alternative come, per esempio, il posizionamento di ciotole con il cibo lontano dalle case.

Si precisa invece che, per quanto riguarda i gatti di proprietà, Il Codice Civile prevede espressamente il divieto per un regolamento condominiale di escludere il possesso o la detenzione animali domestici.

È bene però prestare attenzione alle parti comuni: non lasciare il gatto incustodito per evitare che possa cagionare qualche danno in proprietà altrui.

 

Carburante: ecco le novità legali in tema di fatturazione

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La legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (c.d. “legge di bilancio 2018“) ha introdotto, a partire dal 1° gennaio 2019, l’obbligo di fatturazione elettronica (c.d. “e-fattura“) per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato. Una anticipazione a questo obbligo si avrà a partire dal 1° luglio 2018 quando l’e-fattura diventerà obbligatoria per i rifornimenti di carburante ed i subappalti della Pubblica Amministrazione.

Per quanto attiene al rifornimento di carburante, la fatturazione elettronica sostituirà la c.d. scheda carburante: il gestore della stazione di servizio dovrà emettere il documento fiscale in formato elettronico che sarà poi trasmesso direttamente al cliente finale attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) che è già operativo per le fatture emesse nei confronti della P.A..

Tale rivoluzione comporterà vari oneri sia in capo al cliente titolare di partita IVA che acquisterà il carburante e sia in capo al gestore della stazione di rifornimento.

Come anticipato, dal 1° luglio 2018 i distributori di carburante dovranno emettere la e-fattura ai clienti titolari di partita IVA che acquisteranno il carburante, benzina e gasolio utilizzati per autotrazione.

Sorge pertanto spontaneo chiedersi quale dovrà essere il contenuto della fattura elettronica rilasciata dal distributore?

La L. n. 205/2017 e la circolare N. 8/E dell’Agenzia delle Entrate hanno previsto che il contenuto del documento fiscale è regolato dagli artt. 21 e 21 bis del D.P.R. n. 633/1972.

Una delle principali novità e differenze rispetto alla scheda carburante consiste nella mancata indicazione della targa o di altro estremo identificativo del veicolo (modello, casa costruttrice, etc. …) all’interno della fattura. Il cliente potrà chiedere al distributore di poter inserire la targa del veicolo o altri dati identificativi per determinate finalità, quali la tracciabilità della spesa e per la riconducibilità della stessa ad un determinato veicolo, al fine della relativa deducibilità. La targa potrà essere fornita utilizzando il campo “Mezzo Trasporto” del file della fattura elettronica.

La fattura sarà generata dal distributore mediante una procedura web e un software da installare sul personal computer oppure tramite app (tali strumenti saranno messi a disposizione gratuitamente dall’Amministrazione finanziaria). Nulla vieta di dotarsi di software gestionali specializzati per la creazione dei documenti elettronici, che rispettino i requisiti previsti.

Il cliente dovrà preventivamente comunicare al distributore i propri dati, tra cui l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui inviare l’e-fattura .

Per facilitare la fatturazione elettronica, verranno resi disponibili:

– un software da installare sul pc (che predispone la e-fattura);

– una procedura web e un’app, che consentirà di predisporre la fattura e trasmetterla al SdI;

– un servizio web per creare un QR CODE, che risulterà vantaggioso per acquisire automaticamente le informazioni;

– un servizio di registrazione, per indicare al SdI l’indirizzo telematico per la ricezione dei file;

– un servizio di ricerca, consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche emesse e ricevute mediante il SdI. Sarà consultabile all’interno dell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate;

– servizi web a carattere informativo, volti a fornire assistenza, sperimentazione del processo di fatturazione elettronica.

Una volta creata la fattura elettronica questa sarà inviata al destinatario. Tale invio sarà “filtrato” dal SdI, ossia il Sistema di Interscambio, che costituisce il canale di trasmissione dedicato alle sole fatture elettroniche.

Tale SdI avrà una funzione assai delicata: verificherà l’esattezza della fattura elettronica.

Alla luce di queste importanti novità emerge che chi acquisterà carburante in qualità di soggetto passivo IVA (art. 2 del D.P.R. n. 633/1972) e vorrà pertanto beneficiare della deducibilità dei costi d’acquisto e della detraibilità dell’IVA, dovrà necessariamente effettuare il pagamento mediante l’utilizzo di modalità specifiche, in particolare: carte di credito, carte di debito, carte prepagate, assegni bancari e postali, assegni circolari e non, vaglia cambiari e postali e mediante i mezzi di pagamento elettronici previsti dall’art. 5 del D. Lgs. n. 82/2005.

 

Minaccia: dal 9 maggio reato estinto riparando il danno

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Con il decreto legislativo n. 36/2018 è stato ampliato l’istituto della procedibilità a querela di parte ricomprendendovi tutta una serie di reati che, dal prossimo 9 maggio, non saranno più procedibili d’ufficio. Nell’elenco sono comprese varie ipotesi di reato ad esempio quelle di truffa, appropriazione indebita, frode informatica e anche minaccia. In relazione a quest’ultima fattispecie, il decreto incide sull’art. 612 c.p. introducendo l’estensione della procedibilità a querela nell’ipotesi prevista dal seconda comma, con riferimento al reato di minaccia “grave” (punito con la reclusione fino ad un anno in luogo della multa fino a euro 1032).

Resta, invece, perseguibile d’ufficio la minaccia commessa in uno dei modi indicati dall’articolo 339 c.p., ovvero in presenza di tali circostanze aggravanti (ad esempio minaccia commessa con armi, da persona travisata o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte).

Inoltre, un ulteriore ostacolo alla trasformazione del regime di procedibilità sussiste quando la procedibilità d’ufficio segue alla sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale (cfr. art. 63 c.p.).

Il decreto scandisce anche il funzionamento della fase transitoria per quanto riguarda i reati che diventano perseguibili a querela dal prossimo 9 maggio (data di entrata in vigore del provvedimento): ove commessi prima, il termine per la presentazione della querela decorrerà dalla predetta data se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato.

Invece, ove sia pendente il procedimento, il P.M (nel corso delle indagini preliminari) o il giudice (dopo l’esercizio dell’azione penale), anche, se necessario, previa ricerca anagrafica, informerà la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine decorrerà dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.

La riforma ha come obiettivo quello di “migliorare l’efficienza del sistema penale, favorendo meccanismi di conciliazione per i reati di minore gravità, anche attraverso la collegata operatività dell’istituto della estinzione del reato per condotte riparatorie, che riguarda i reati procedibili a querela ma con querela rimettibile, e di conseguenza una maggiore efficacia dell’azione di punizione dei reati più gravi“.

 

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