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COS’E’ IL REGISTRO DELLA BIGENITORIALITA’?

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La legge numero 54/2006, attraverso l’articolo 337-ter del codice civile, ha introdotto il principio della bigenitorialità come diritto soggettivo del bambino e il conseguente affido condiviso,  purtroppo ancora  carente sul piano dell’attuazione.

Tale riforma ha finalmente consacrato nel nostro ordinamento la Convenzione sui diritti dell’infanzia, ratificata anche dall’Italia con legge 76/91 secondo la quale gli Stati si impegnano a

garantire il riconoscimento del principio secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. Principio consarato anche nell’art. 30 comma 1 della nostra Costituzione.

Diversi Comuni italiani hanno adottato il “REGISTRO DELLA BIGENITORIALITA’ ” uno strumento che permetterà di fornire maggiore attenzione nei confronti delle persone e delle famiglie, ma soprattutto dei bambini e delle bambine, allo scopo di prevenire motivi di risentimento e ridurre la conflittualità, eliminando squilibri legati all’essere o meno genitore collocatario.

In sostanza in questo Registro dovrà essere annotato il domicilio di entrambi i genitori anche di quello non residente con il minore (che dovrà necessariamente ai sensi dell’art. 45 codice civile avere un’unica residenza). Tale Registro sarà messo a disposizione di tutti gli enti ed istituzioni per la trasmissione di comunicazioni inerenti i minori si pensi ad esempio alle comunicazione dell’istituto scolastico frequentato.

L’utilizzo e la tenuta del Registro saranno disciplinati, concretamente, dall’adozione di un apposito regolamento della bigenitorialità al quale si affiancherà un protocollo di intesa con tutti gli enti e le istituzioni che in qualche modo incidono nelle vite dei minori.

L’impegno, infine, è quello di promuovere mediante le più disparate iniziative il rispetto a qualsiasi livello del diritto del minore alla bigenitorialità.

Si veda, a titolo esemplificativo, il Comune di Verona:

https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=45782

Tari “gonfiata” dai Comuni: alcuni utili chiarimenti

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Sul caso della Tari “gonfiata” arrivano i chiarimenti del Ministero. La circolare del 20 novembre spiega come si calcola la Tari “correttamente” secondo le indicazioni normative, come i contribuenti possono presentare il rimborso e come i Comuni possano correggere i propri regolamenti.

Il Mef precisa che “la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa, mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa”.

Nella Circolare si spiega, facendo riferimento alle pertinenze dell’abitazione, che il calcolo corretto è computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica.
Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto
normativo, – aggiunge il Mef – dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI”.

Il Ministero invita quindi i contribuenti che hanno riscontrato un calcolo errato della parte variabile della Tari, a chiedere il rimborso dell’importo dal 2014 ad oggi, al Comune o al soggetto gestore del servizio rifiuti e precisa che l’istanza dovrà contenere:

  • tutti i dati sul contribuente,
  • l’importo versato
  • l’importo da rimborsare,
  • i dati della pertinenza che è stata calcolata erroneamente.

Il Mef infine invita i Comuni che hanno adottato disposizioni difformi rispetto ai criteri chiariti dalla Circolare, ad adeguare i propri regolamenti.

 

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