AFFITTI BREVI: AIRBNB E LA SUA TASSAZIONE

  • Cose da sapere prima di affittare

Stai pensando di mettere in affitto la tua casa? Renderla una casa per le vacanze disponibile per affitti a breve termine?

Potresti avere bisogno di piattaforme on line tipo Airbnb, che ad oggi è la piattaforma mondiale più conosciuta per  gli affitti brevi: essa permette di affittare stanze o interi appartamenti per pochi giorni o settimane.

Il modello peer-to-peer di Airbnb sta dominando il mercato degli affitti brevi, anche se dall’altro lato l’industria alberghiera rimane ancora la soluzione più adatta per soggiorni più brevi. Intanto l’app americana nata a San Francisco continua a crescere, dal 14% di volume di attività nel 2015, al 24% nel 2017. Il fatturato mondiale 2016 è stato di 1,7 miliardi di dollari, con prenotazioni in ben 191 paesi del mondo.

Il primo dubbio di ogni proprietario è: ma economicamente ne varrà la pena? Quanto posso guadagnare se decido di affittare con Airbnb?

Secondo i dati ufficiali diffusi da Airbnb, nel 2017 gli host italiani hanno incassato 621 milioni di euro, con un guadagno medio all’anno per ogni proprietario di 2,284 Euro. Il totale degli ospiti è stato di 5,6 milioni. Rispetto ad altri paesi le cifre non sono molto alte. In Italia però, a differenza di altri stati, ci sono host Airbnb che affittano anche solo una volta all’anno.
La media di giorni in cui una proprietà è stata “brevemente affittata” in Italia è di 25 giorni. La maggior parte degli annunci del Bel Paese riguarda l’affitto di intere case, o appartamenti. Quindi immobili in cui l’host non si trova nello stabile.

  • Tassa Airbnb 2019: come funziona

Come funzionano le tasse e gli altri obblighi che hai come proprietario?

Come prima cosa devi conoscere la Tassa Airbnb, introdotta nel 2017, un tentativo di sconfiggere l’evasione fiscale sulle locazioni brevi.

La tassa Airbnb 2019, prevista nella “Manovrina di aprile” alias D.L. 50/17 è la tassazione sugli affitti brevi, che obbliga i proprietari a pagare le imposte all’interno di Airbnb o tramite gli intermediari immobiliari.

Dall’introduzione della tassa i controlli si sono notevolmente intensificati, ed è quindi bene mettersi subito in regola. La novità riguarda il pagamento della cedolare secca sui canoni di locazione incassati. La cedolare secca sugli affitti brevi, con aliquota al 21% sul canone di locazione si deve quindi pagare anche sugli affitti brevi. Anche se l’affitto è inferiore ai 30 giorni.

Se approvata questa legge obbligherà Airbnb a:

  • comunicare all’Agenzia delle Entrate, tutti i contratti brevi stipulati all’interno del portale;
  • operare una ritenuta del 21% affitti brevi cedolare secca, su tutti i canoni pagati dai viaggiatori;
  • inviare ai proprietari Airbnb, in quanto sostituti d’imposta, la Certificazione unica.

La tassa Airbnb, infatti, non solo prevede controlli severi ma anche delle nuove regole e procedure per far sì che tutti paghino la cedolare secca sui canoni di locazione incassati, anche sugli affitti di breve durata, sotto i 30 giorni, visto che per questi non vi è obbligo di registrazione del contratto all’Agenzia delle Entrate.

http://www.lagazzettadeglientilocali.it/wp-content/uploads/DDL-manovrina.pdf

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