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RIABILITAZIONE IN CASO DI PROTESTO

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Ai sensi dell’art.17 della legge 7/3/96 n. 108 e successive modifiche è possibile per coloro che hanno subito dei protesti ottenere la “riabilitazione”. Questione di non poca rilevanza visto che l’iscrizione negli elenchi dei protestati rende oltremodo difficoltoso per non dire impossibile l’accesso al credito e la possibilità di utilizzo dei comuni strumenti di pagamento diversi dal contante.

Ha diritto ad ottenere la riabilitazione colui che, trascorso un anno dall’ultimo protesto, abbia adempiuto alle obbligazioni per le quali i protesti sono stati levati. Hanno diritto pertanto a farne richiesta anche coloro che hanno avuto più protesti. La domanda può essere presentata dall’interessato o da persona munita di delega con firma autenticata dal notaio o da pubblico ufficiale.

E’ necessari presentare un’istanza al Tribunale di residenza corredata dalla seguente documentazione:

  • indicazione dei propri dati anagrafici, codice fiscale, i dati dei protesti e, nel caso di protesti levati fuori del circondario del Tribunale competente, autocertificazione di residenza (per presentare istanza al Presidente del Tribunale competente per territorio)
  • Fotocopia del documento di riconoscimento in corso di validità.
  • Titolo protestato in originale o in copia autenticata.
  • Prova del pagamento. In caso di CAMBIALI protestate, per la dimostrazione del pagamento è sufficiente produrre gli originali dei titoli protestati. In caso di ASSEGNI protestati, oltre agli originali degli assegni, occorre allegare dichiarazione di avvenuto pagamento con firma autenticata dal creditore (in originale). Qualora il richiedente non sia in grado di produrre gli originali dei titoli è sufficiente la fotocopia degli stessi con l’atto di protesto allegato (da reperire in banca o presso il notaio che ha levato il protesto) e, in ogni caso, dichiarazione di avvenuto pagamento con firma autenticata del creditore (in originale).In mancanza dei titoli in originale e della dichiarazione del creditore viene ammessa la produzione di attestazione di deposito infruttifero al portatore da effettuare presso un istituto di credito (in originale)
  • Certificato rilasciato dalla C.C.I.A.A. (Visura protesti aggiornata) non più vecchio di tre giorni  in modo che risulti la mancanza di protesti nell’anno antecedente la presentazione del ricorso.

Ottenuto il decreto di riabilitazione, per ottenere la definitiva cancellazione del protesto dal registro dei protesti occorre presentare alla Camera di Commercio autonoma domanda corredata della copia del provvedimento di riabilitazione rilasciato dal Tribunale.

 

Per esempio:

https://www.tribunale.milano.it/index.phtml?Id_VMenu=329&daabstract=333

 

 

Quali sono le procedure giudiziali per il recupero del credito?

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Nell’ipotesi in cui il creditore sia in possesso di una cambiale o di un assegno non pagati emessi dal debitore sarà possibile notificare a quest’ultimo un atto di precetto con il quale gli si intima di pagare entro il termine di dieci giorni, termine oltre il quale sarà possibile dare corso all’esecuzione forzata.

Si tratta della via più rapida e meno costosa per arrivare a poter richiedere un pignoramento contro il debitore. Si tenga presente che Il possessore del titolo di credito ha la possibilità di agire giudizialmente sia nei confronti dell’obbligato principale (azione cambiaria diretta), sia nei confronti degli obbligati di regresso (azione cambiaria di regresso) che non pagano spontaneamente. Lo strumento legale di gran lunga più diffuso rimane comunque quello del decreto ingiuntivo, un provvedimento giudiziale con il quale il Giudice ordina al debitore di pagare quanto dovuto entro un determinato periodo di tempo.

Si tratta di una strada leggermente più costosa per il debitore ma sicuramente molto più efficace, se non altro perché con il decreto ingiuntivo è possibile iscrivere ipoteca giudiziale sui beni immobili e sui beni mobili registrati del debitore. Infine, in tutti i casi in cui il creditore non sia in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per poter procedere con un decreto ingiuntivo, sarà necessario dare corso ad una causa ordinaria nella quale il creditore dovrà fornire la prova del proprio credito e che si concluderà con una vera e propria sentenza.

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento con il quale il Giudice, su richiesta presentata dal creditore, ordina (ingiunge, appunto) al debitore di effettuare una data prestazione. Trascorso il suddetto termine senza che il debitore abbia ottemperato ovvero senza che questi abbia proposto opposizione il creditore può chiedere che si proceda con il pignoramento contro l’ingiunto. Il decreto ingiuntivo viene concesso qualora il creditore vanti il diritto al pagamento di una somma determinata di denaro, alla consegna di una quantità determinata di cose fungibili ovvero alla consegna di una cosa mobile determinata. La particolarità del decreto ingiuntivo è che il provvedimento viene emesso su ricorso presentato dal creditore senza che sia sentito in merito il debitore. Tuttavia è necessario che il ricorso proposto dal creditore per ottenere l’ingiunzione abbia ad oggetto un credito fondato su prova scritta ai sensi degli art. 633 e 634 cod. proc. civ.
Il decreto ingiuntivo può essere immediatamente esecutivo: ciò significa che esso può essere immediatamente posto in esecuzione (previa notifica dell’atto di precetto) con la richiesta di pignoramento rivolta all’Ufficiale Giudiziario competente. Il decreto ingiuntivo può essere emesso con la formula di provvisoria esecutività qualora il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa oppure su atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale. Inoltre l’esecuzione provvisoria può essere concessa dal Giudice anche qualora, pure in mancanza dei predetti requisiti, vi sia grave pericolo nel ritardo ossia in tutti quei casi in cui il creditore riesca a fornire la prova documentale che la mancata concessione della provvisoria esecutività potrebbe seriamente pregiudicare l’adempimento dell’obbligazione cui il debitore è tenuto.

 

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