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Segnalazione in Centrale Rischi

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La prassi invalsa tra gli operatori del sistema bancario e creditizio prevede che a seguito di esposizioni bancarie (scoperti di conto corrente, finanziamenti e/o mutui non rimborsati alle scadenze), il cliente venga segnalato in Centrale Rischi della Banca d’Italia.

Preliminarmente occorre precisare che la Banca deve formalmente intimare il debitore ad appianare le proprie esposizioni avvertendolo della possibilità che in mancanza la posizione potrebbe essere segnalata “a sofferenza” in Centrale Rischi ed informandolo che tale segnalazione potrebbe pregiudicare l’accesso al credito e le eventuali linee di credito accese presso altri Istituti bancari.

Un caso di segnalazione illegittima è senz’altro legata all’applicazione di commissioni e interessi illegittimi in quanto usurari o anatocistici. In questo caso la Banca è tenuta a risarcire il danno non patrimoniale derivante dall’illegittima segnalazione. Sussiste infatti il nesso di causalità tra l’esercizio dell’attività di impresa della società vittima di usura per le difficoltà incontrate nell’esercizio della propria attività a seguito di segnalazione e le condotte tenute dalla Banca. Il Tribunale di Padova con sentenza 833/2016 ha condannato l’Istituto di Credito a risarcire al correntista il doppio delle somme illegittimamente addebitate al medesimo per effetto di usura e/o anatocismo. Questo perché l’illegittima condotta della banca ha comportato la quasi impossibilità economica per l’impresa di operare sul mercato e di produrre reddito impedendole l’accesso al credito e causando la revoca delle linee di credito aperte presso altri soggetti.

https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/accesso-cr/faq-cr/faq-cr.html

LA PROCEDURA DI ESDEBITAZIONE.

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L’esdebitazione (cancellazione dei debiti e delle loro conseguenze giuridiche) è il risultato finale del meccanismo di composizione di una crisi da sovraindebitamento. Le procedure sono riservate sia ai consumatori (soggetti che non esercitano un’attività di impresa) sia i piccoli imprenditori che non sono ricompresi nelle procedure di carattere fallimentare. L’esdebitazione è stata introdotta nell’ambito della riforma del diritto fallimentare e consiste nella la liberazione dai debiti residui nei confronti dell’imprenditore che ha mantenuto nel corso della procedura fallimentare una condotta collaborativa con gli organi della procedura. Il decreto Sviluppo del 2012 l’ha estesa al caso del consumatore e a quello del piccolo imprenditore al di sotto delle soglie di fallibilità.

Da quanto detto emerge, pertanto, che la procedura di esdebitazione è attivabile solo se chi la richiede non sia assoggettato alle procedure di cui alla legge fallimentare e si trovi in una condizione di sovraindebitamento non riuscendo più a far fronte ai debiti contratti.

La procedura di esdebitazione prevede tre diversi rimedi: l’accordo di ristrutturazione dei debiti, la liquidazione del patrimonio del debitore e il piano del consumatore.

Ai primi due possono accedere tutti i soggetti destinatari della legge, al terzo solo il consumatore.

1) Accordo di ristrutturazione dei debiti

L’accordo di ristrutturazione dei debiti, innanzitutto, dà la possibilità a tutti i soggetti destinatari della legge numero 3/2012 (non assoggettabili a fallimento) di rivolgersi al Tribunale, proponendo un accordo con il quale tentare di far fronte alla propria condizione di sovraindebitamento.

È quindi il giudice che, una volta valutata la richiesta, decide se approvare o meno quanto con essa proposto.

Per poter avere il via e divenire operativo, tuttavia, l’accordo di ristrutturazione dei debiti necessita anche dell’assenso di un numero di creditori che rappresenti almeno il 60% dei crediti.

2) Liquidazione del patrimonio

Molto più svantaggioso, e pertanto scarsamente utilizzato, è il secondo rimedio previsto per l’esdebitazione: la procedura di liquidazione del patrimonio.

Con essa il debitore mette a disposizione, per la soddisfazione dei debiti, tutti i propri beni e tutti i propri crediti, liquidando di fatto il suo intero patrimonio.

Restano escluse solo le risorse necessarie per mantenere la famiglia.

Attivando tale procedura, i debiti che non possono essere ripagati si estinguono.

3) Piano del consumatore

Il piano del consumatore, infine, è lo strumento riservato alle persone fisiche/consumatori, in situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni contratte e il patrimonio liquidabile.

Per potervi accedere il cittadino, oltre a non agire con riferimento all’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale, deve essere meritevole e non deve aver quindi contratto debiti in maniera del tutto sproporzionata rispetto alle potenzialità del suo patrimonio.

In presenza dei richiesti presupposti, ogni consumatore per il tramite di un avvocato può oggi presentare al tribunale un piano per soddisfare i propri debiti. Sarà poi l’organismo di composizione della crisi nominato che, verificata l’esattezza dei dati contenuti nel piano, si esprimerò sulla sua applicabilità.

I creditori non danno un parere vincolante, ma possono essere ascoltati e possono presentare delle contestazioni.

Il vantaggio è che, se il piano del consumatore viene approvato, il cittadino ha la possibilità di sollevarsi dai propri debiti anche non soddisfacendoli per intero ma riducendone l’ammontare complessivo.

Occorre tuttavia precisare che se il debitore non rispetta il piano approvato, scatterà automaticamente la procedura di liquidazione del patrimonio.

 

 

Quali sono le procedure giudiziali per il recupero del credito?

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Nell’ipotesi in cui il creditore sia in possesso di una cambiale o di un assegno non pagati emessi dal debitore sarà possibile notificare a quest’ultimo un atto di precetto con il quale gli si intima di pagare entro il termine di dieci giorni, termine oltre il quale sarà possibile dare corso all’esecuzione forzata.

Si tratta della via più rapida e meno costosa per arrivare a poter richiedere un pignoramento contro il debitore. Si tenga presente che Il possessore del titolo di credito ha la possibilità di agire giudizialmente sia nei confronti dell’obbligato principale (azione cambiaria diretta), sia nei confronti degli obbligati di regresso (azione cambiaria di regresso) che non pagano spontaneamente. Lo strumento legale di gran lunga più diffuso rimane comunque quello del decreto ingiuntivo, un provvedimento giudiziale con il quale il Giudice ordina al debitore di pagare quanto dovuto entro un determinato periodo di tempo.

Si tratta di una strada leggermente più costosa per il debitore ma sicuramente molto più efficace, se non altro perché con il decreto ingiuntivo è possibile iscrivere ipoteca giudiziale sui beni immobili e sui beni mobili registrati del debitore. Infine, in tutti i casi in cui il creditore non sia in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per poter procedere con un decreto ingiuntivo, sarà necessario dare corso ad una causa ordinaria nella quale il creditore dovrà fornire la prova del proprio credito e che si concluderà con una vera e propria sentenza.

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento con il quale il Giudice, su richiesta presentata dal creditore, ordina (ingiunge, appunto) al debitore di effettuare una data prestazione. Trascorso il suddetto termine senza che il debitore abbia ottemperato ovvero senza che questi abbia proposto opposizione il creditore può chiedere che si proceda con il pignoramento contro l’ingiunto. Il decreto ingiuntivo viene concesso qualora il creditore vanti il diritto al pagamento di una somma determinata di denaro, alla consegna di una quantità determinata di cose fungibili ovvero alla consegna di una cosa mobile determinata. La particolarità del decreto ingiuntivo è che il provvedimento viene emesso su ricorso presentato dal creditore senza che sia sentito in merito il debitore. Tuttavia è necessario che il ricorso proposto dal creditore per ottenere l’ingiunzione abbia ad oggetto un credito fondato su prova scritta ai sensi degli art. 633 e 634 cod. proc. civ.
Il decreto ingiuntivo può essere immediatamente esecutivo: ciò significa che esso può essere immediatamente posto in esecuzione (previa notifica dell’atto di precetto) con la richiesta di pignoramento rivolta all’Ufficiale Giudiziario competente. Il decreto ingiuntivo può essere emesso con la formula di provvisoria esecutività qualora il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa oppure su atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale. Inoltre l’esecuzione provvisoria può essere concessa dal Giudice anche qualora, pure in mancanza dei predetti requisiti, vi sia grave pericolo nel ritardo ossia in tutti quei casi in cui il creditore riesca a fornire la prova documentale che la mancata concessione della provvisoria esecutività potrebbe seriamente pregiudicare l’adempimento dell’obbligazione cui il debitore è tenuto.

 

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