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IL MANTENIMENTO DEI FIGLI MAGGIORENNI: COME FUNZIONA E QUANDO E’ DOVUTO

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Ecco un tema che tiene impegnate molte corti e ovviamente molti genitori.

Il dovere di mantenimento dei figli è sancito in primo luogo dall’art. 30 della Costituzione e dagli artt. 147 e seguenti del c.c.

La novella della legge 56/2006 ha rafforzato tale obbligo stabilendo che il Giudice,  può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico secondo circostanze da valutare nel caso concreto.

Entrambi i genitori, secondo le rispettive sostanze e capacità di lavoro professionale o casalingo. hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli tenendo conto delle loro inclinazioni ed aspirazioni.

Ma quando cessa tale obbligo e quale contenuto deve avere?

L’obbligo di mantenimento ha contenuto ampio prevedendo sia le spese ordinarie della vita quotidiana, quelle di istruzione, quelle di svago e vacanze. In caso di separazione o divorzio occorre fare riferimento al tenore di vita goduto dai figli in costanza di matrimonio, ai tempi di permanenza presso entrambi i genitori, alle esigenze attuali dei figli.

In ordine al quantum, rilevano inoltre i principi sanciti dalla S.C., con sentenza n. 22255/2007, la quale ha statuito che l’assegno va adeguato, oltre che alla differenza di reddito dei due coniugi separati o divorziati, anche al reddito percepito dai figli come corrispettivo dell’attività lavorativa svolta, aumentando o diminuendo in base al grado di autonomia dai medesimi conseguito.

L’obbligo di mantenimento non cessa in modo automatico con il raggiungimento della maggiore età ma nemmeno è ravvisabile un diritto protratto all’infinito. Il parametro individuato è il raggiungimento dell’autosufficienza economica tale da poter provvedere in via autonoma alle proprie esigenze di vita.

La giurisprudenza ha definito i limiti del concetto di indipendenza economica: non un qualsiasi impiego o reddito (tale ad esempio un lavoro precario o un apprendistato) ma lo svolgimento di un lavoro tale da consentire al figlio un reddito corrispondente alla professionalità acquisita e un’appropriata collocazione nel contesto socio-economico di riferimento adeguata alle sue aspirazioni.

Il genitore potrà però essere esonerato laddove il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica non sia causato da negligenza o dipenda da un fatto imputabile al figlio come ad esempio un ingiustificato rifiuto ad un impiego confacente alla professionalità acquisita.

Va sottolineato che una volta raggiunta l’autosufficienza economica del figlio maggiorenne, “la sopravvenienza di circostanze ulteriori che determinano l’effetto di renderlo momentaneamente privo di sostentamento economico” non può far risorgere l’obbligo del mantenimento in capo ai genitori potendo sussistere al massimo, in capo medesimi, un obbligo alimentare“.

Spetta comunque al genitore provare in giudizio la raggiunta autosufficienza economica del figlio maggiorenne o comunque che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa sia al figlio imputabile.

Lo sapevi che se uno dei genitori non rispetta le modalità di affidamento e di esercizio della responsabilità genitoriale può essere obbligato a risarcire il danno?

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La legge n. 54 del 2006 ha introdotto nel nostro ordinamento uno strumento atto a disciplinare le conseguenze dell’affidamento condiviso e a fornire uno strumento per risolvere i conflitti tra genitori che riguardino i figli. L’art. 709 ter c.p.c. si applica esclusivamente alle controversie concernenti l’attuazione dei provvedimenti giudiziali che regolano l’esercizio delle potestà e delle modalità di affidamento dei minori.

Su ricorso di una parte il Giudice laddove ravvisi atti o inadempienze gravi che possano arrecare pregiudizio al minore o anche atti o comportamenti che ostacolino l’esercizio delle modalità di affidamento può modificare i provvedimenti e applicare le seguenti sanzioni: 1) ammonimento del genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni a carico di un genitore e in favore del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni a carico di un genitore a favore dell’altro genitore;4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 75,00 Euro ad un massimo di 5.000,00 Euro a favore della Cassa delle ammende.

Stante la massiccia ingerenza che siffatto provvedimento comporta nell’ambito della sfera familiare il legislatore ha circoscritto l’ambito di applicabilità ai soli conflitti nell’esercizio delle potestà genitoriali insuperabili ossia a quelli che comportino un significativo blocco alle funzioni decisionali inerenti la vita del minore e un consistente pregiudizio dei suoi più pregnanti interessi.

Nell’ambito dei giudizi per separazione o divorzio o in quelli promossi per la modifica delle condizioni il Giudice può irrogare anche d’ufficio le soprammenzionate sanzioni. Si segnalano alcune decisioni che hanno applicato la normativa in esame: il mancato pagamento della quota di mutuo contratto per l’acquisto della casa coniugale perché mette a rischio il diritto della prole a godere di un alloggio adatto conservando i rapporti con l’habitat; il frapporre sistematici ostacoli ai rapporti con l’altro genitore; il mancato versamento sistematico dei contributi di mantenimento stabiliti in favore del minore; il trasferimento del minore all’estero senza il consenso dell’altro genitore.

https://www.studiocataldi.it/articoli/27235-affidamento-figli-rischia-la-revoca-il-genitore-che-non-rispetta-gli-accordi.asp

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