multa Archivi - FMSLEX

Archivio dei tag multa

Maltrattare ed abbandonare gli animali è un reato

fmslex

Tutti gli anni, all’avvicinarsi dei mesi estivi si assiste al triste fenomeno dell’abbandono degli animali considerati  un “peso” che impedisce di godersi il meritato riposo. Si stima che ogni anno in Italia vengano abbandonati 80.000 gatti e 50.000 cani soprattutto in questo periodo.

Pensiamoci bene prima di adottare un cane o un gatto. Possedere un animale comporta delle responsabilità in quanto occorre considerare le effettive necessità dell’animale che ha bisogno di cure, attenzioni, tempo. La strada più breve per “disfarsi del problema” sembra l’abbandono.

Questa pratica egoistica prevede lo scarico delle responsabilità da parte del padrone ma espone l’animale ad una serie infinita di gravi pericoli. Non ultimo quello di essere rinchiusi in strutture fatiscenti ed inadeguate per non dire abusive come recenti fatti di cronaca ci hanno mostrato.

Occorre anche tenere in considerazione che gli animali randagi costituiscono un pericolo anche per gli esseri umani.

È opportuno ricordare che l’abbandono e il maltrattamento di animali in Italia è considerato un reato.

Il reato di “maltrattamento di animali” è disciplinato dall’art. 544-ter c.p. (v. Libro II – Titolo IXbis del codice penale), che punisce “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Introdotta dalla l. n. 189/2004 nell’ambito del nuovo Titolo IX Bis, rubricato “Dei delitti contro il sentimento per gli animali” e oggetto di modifiche ad opera della successiva l. n. 201/2010 che ne ha inasprite le pene, la fattispecie de qua si occupa dello stesso delitto precedentemente disciplinato dall’art. 727 c.p. (oggi rubricato “abbandono di animali“), uscendo però dall’ambito della mera contravvenzione per assurgere a vero e proprio reato, nell’ottica di un riconoscimento sempre più accentuato, in armonia con la ratio della legislazione del 2004 e di quella successiva, di una soggettività dell’animale e della necessità della sua tutela.

Il secondo comma dell’articolo in esame punisce, inoltre, per la prima volta, l’ipotesi del c.d. “reato di doping a danno di animali”, con l’intento di reprimere in particolar modo le scommesse clandestine e le competizioni tra animali, disponendo che le stesse pene previste dal primo comma, si applichino “a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi“.

http://www.lav.it/aree-di-intervento/animali-familiari/abbandono-animali

Dal 20 maggio le nuove regole per la REVISIONE DELL’AUTO

fmslex

Arrivano dal prossimo 20 maggio le novità riguardo alla revisione auto. L’obiettivo è la regolarità dei controlli per assicurarsi che i mezzi in circolazione siano in buono stato di salute.

La prima novità di rilievo è l’introduzione del certificato di revisione, voluto dall’Unione Europea, rilasciato dai centri e dalle officine autorizzati a seguito del controllo tecnico del veicolo. Il documento è un attestato in forma cartacea, messo a disposizione dell’intestatario dell’auto contenente importanti dati: numero e la targa del telaio, luogo e data del controllo, lettura del contachilometri, categoria del veicolo, carenze individuate e il livello di gravità ed infine il risultato del controllo tecnico, il nome dell’organismo che lo ha effettuato e la data prevista per il successivo controllo. I controlli saranno dunque armonizzati a livello europeo.

Il nuovo documento è obbligatorio dopo l’entrata in vigore del dm 214/2017, introdotto a seguito del recepimento della Direttiva europea 2014/45, che prevede che «Ciascuno Stato membro provvede affinché i veicoli immatricolati nel suo territorio siano sottoposti a un controllo periodico da parte di centri autorizzati».

Il documento sarà rilasciato dalle autorità competenti che hanno effettuato un controllo tecnico e conterrà una valutazione del veicolo. I dati saranno di seguito trasmessi al ministero Infrastrutture e Trasporti. Il certificato di revisione resta valido in caso di trasferimento di proprietà del veicolo relativamente al quale è stato rilasciato un valido attestato di controllo tecnico periodico. Nel documento sarà scritto anche il numero dei chilometri della storia dei veicolo, questo con l’obiettivo di contrastare eventuali manomissioni. Nel corso della revisione verrà effettuato il controllo e la lettura del contachilometri, se di normale dotazione.

Saranno gli “ispettori ministeriali” o, nel caso di centri di controllo privati, “ispettori autorizzati che soddisfano i requisiti minimi di competenza e formazione” ad occuparsi delle operazioni di revisione. Sono regole più severe, a tal proposito, quelle fissate nella direttiva per il personale che dovrà “possedere un livello elevato di capacità e di competenze“, acquisito tramite “una formazione iniziale e corsi periodici di aggiornamento o un esame appropriato”. Ancora il ministero effettuerà verifiche sull’omologazione delle apparecchiature usate e sulla preparazione del personale e potrà revocare la licenza a chi non rispetterà gli standard. Infine ci sarà un organismo di supervisione a vigilare sui centri di controllo.

Restano invece immutati gli intervalli per la revisione come stabiliti dall’articolo 80 del Codice della strada: il primo controllo andrà fatto dopo 4 anni dalla prima immatricolazione e, di seguito, ogni 24 mesi.

Chi circola con una vettura non revisionata può andare incontro ad una multa che va da 168 a 674 euro. Cifre destinate a raddoppiare in caso di recidiva.

 

Depenalizzazione: addio al reato di ingiuria. Come ci si può difendere?

fmslex

L’ingiuria consiste nell’offesa formulata da un soggetto nei confronti ed alla presenza della vittima a cui la medesima offesa è rivolta, in assenza di altri soggetti. La situazione inversa, ossia l’assenza della vittima e la presenza di terzi comporterebbe il diverso reato di diffamazione.

Sino ad oggi l’ingiuria è stata punita (almeno sulla carta) con la reclusione fino a 6 mesi o la multa fino a 516 euro. In realtà, la sanzione non veniva quasi mai applicata, posti i carichi dei tribunali che portavano buona parte dei procedimenti alla prescrizione; senza contare poi che, per i fatti più tenui, il colpevole otteneva l’automatica archiviazione del procedimento, senza applicazione della pena. Risultato: la norma penale aveva perso il proprio carattere deterrente. Chi veniva offeso, dunque, poteva utilizzare il giudicato penale per ottenere, in via civile, un risarcimento del danno.

A seguito della recente depenalizzazione le cose sono mutate notevolmente: la sanzione, infatti, anche se si configura come civile (l’illecito, infatti, non è più penale) potrà andare da 100 a 8.000 euro. Se, invece, c’è l’attribuzione di un fatto determinato o commesso in presenza di più persone, al posto della reclusione fino a 1 anno o alla multa fino a 1.032 euro si passa alla sanzione pecuniaria civile da 200 a 12.000 euro.

In questo modo, quindi, il soggetto che risulta essere offeso potrà difendersi soltanto aprendo una causa civile, per ottenere l’indennizzo e la multa, anche se quest’ultima a favore dello Stato.

Inizierà quindi una causa civile tra l’offeso e il colpevole. Lo Stato subentrerà solo con l’emissione della sentenza: se questa, infatti, sarà di condanna, il giudice obbligherà il colpevole a pagare:

– il risarcimento dei danni alla persona offesa e, con esso, le spese processuali: in caso di mancato pagamento, il creditore potrà agire tramite il pignoramento, previa notifica della sentenza e dell’atto di precetto;

– una sanzione civile alla cosiddetta Cassa Ammende, ossia allo Stato: in caso di mancato pagamento, l’importo viene iscritto a ruolo e interverrà Equitalia, notificando una cartella di pagamento e procedendo anch’essa al pignoramento nelle forme più celeri della cosiddetta esecuzione forzata esattoriale (si pensi che, in tali ipotesi, è possibile pignorare il conto corrente senza passare neanche dal giudice dell’esecuzione). Equitalia, però, non potrà né iscrivere ipoteca sulla casa, né pignorarla (salvo che il colpevole abbia già altri debiti con l’erario), poiché l’importo minimo del debito per far scattare la prima misura è di 20.000 euro e, per la seconda, è invece di 120.000 euro.

 

Le multe da autovelox: quando è possibile contestarle e fare ricorso

fmslex

Non fa mai piacere pagare il verbale di una multa per eccesso di velocità presa da autovelox quando si crede che essa sia ingiusta. L’importante è non farsi trovare impreparati: una buona informazione è l’arma migliore per contrastare gli abusi e per far valere i propri diritti. In primo luogo occorre chiarire che gli autovelox non sono tutti uguali, ma devono avere determinate caratteristiche altrimenti le multe non sono valide. In sintesi devono rispettare i seguenti valori:

  • Omologati dal Ministero dei Trasporti;
  • Segnalati in maniera evidente agli automobilisti con cartelli e/o segnali luminosi;
  • Segnalati anche se sono autovelox mobili in dotazione a una pattuglia;
  • Tarati e verificati;
  • Riconoscibili anche di notte;
  • Utilizzati solo dagli organi che svolgono funzioni polizia stradale.

Le segnalazioni devono essere posizionate in modo da permettere all’automobilista di rallentare, e i segnali devono trovarsi ad almeno 400 metri prima dall’autovelox. Questa è la distanza per chi viaggia in autostrada: devono rispettare gli 80 metri sulle strade urbane, i 250 metri sulle extraurbane e i 150 sulle extraurbane secondarie.

Per quanto riguarda la questione della taratura dell’autovelox, essa è stata a lungo discussa dai Tribunali, i quali di recente sembravano aver sposato la teoria della non necessità, respingendo i ricorsi di quegli automobilisti che lamentavano l’assenza di verificazione del corretto funzionamento dell’apparecchio.

A fronte di una protratta incertezza in materia, è intervenuta la Corte di Cassazione, con la sentenza 11 maggio 2016 n. 9645, la quale ha stabilito che le apparecchiature di rilevazione automatica della velocità devono tassativamente essere sottoposte a tarature e verifiche del buon funzionamento, con cadenza periodica e senza eccezioni. Questo in considerazione del fatto che l’accertamento da cui scaturisce la multa è irripetibile (per cui ci vuole una ragionevole certezza della sua precisione) e che le conseguenze negative per l’automobilista sono di non poco conto.

Per quanto riguarda la segnalazione dello strumento di rilevazione della velocità, ci sono diverse sentenze che danno ragione agli automobilisti: gli autovelox devono essere ben visibili grazie anche ad una segnaletica posizionata correttamente.

Sul punto però è d’obbligo segnalare che il Ministero dei Trasporti ha dato il via libera (parere 2071 del 6 maggio 2015) all’autovelox per il controllo dinamico della circolazione che non necessita di segnalazione. Questo significa che la Polizia può utilizzare, senza preavviso, un autovelox installato a bordo e fotografare le targhe delle auto che superano il limite di velocità. La nota ministeriale specifica che le foto dovranno garantire la privacy dei passeggeri e del guidatore, soprattutto per quanto riguarda gli scatti frontali.

Uno degli elementi essenziali per contestare la multa di un autovelox è la verifica. Per essere valido, il verbale deve contenere alcune informazioni basilari:

  • Il modello dell’apparecchio utilizzato e la relativa omologazione rilasciata dal Ministero dei Trasporti;
  • La tollerabilità in percentuale dello strumento, ricordando che alla velocità rilevata va applicata a favore del trasgressore una percentuale di riduzione del 5%, con un minimo di 5km/h;
  • La verifica della funzionalità del rilevatore;
  • Tipo di postazione utilizzata;
  • La modalità di utilizzo del rilevatori (in particolare per i Telelaser);
  • Il provvedimento del Prefetto che indica le strade dove non è possibile fermare il guidatore per la contestazione, poiché l’infrazione deve essere contestata dalla pattuglia. Oltre alle autostrade, infatti, anche su alcune strade extraurbane non è possibile organizzare posti di blocco a causa della pericolosità in caso di intimazione a fermarsi per le auto in corsa.

Residuano ovviamente poi gli elementi comuni con altri tipi di multe che invalidano il verbale: mancata indicazione del giorno, del luogo o della località dell’infrazione, della targa o della norma violata.

Facebook FMSlex

Newsletter FMSlex